
Benvenuti, sono il Dott. Valentino Moretto, psicologo e psicoterapeuta, mi occupo del trattamento del disagio e della sofferenza psichica, attraverso la parola e la sua cura.
La depressione può presentarsi in modi diversi. Può comparire dopo una perdita, una separazione, un lutto o un periodo particolarmente difficile, ma può anche manifestarsi quando la persona non riesce a individuare un motivo preciso per spiegare ciò che sta vivendo.
In alcuni casi la domanda diventa allora:
“Perché sto così, se non è successo niente?”
È una domanda importante, perché la sofferenza psicologica non sempre si lascia ricondurre immediatamente a un evento riconoscibile.
La depressione, infatti, non coincide semplicemente con un periodo di tristezza. Il disturbo depressivo può comprendere umore depresso o perdita di interesse e piacere, stanchezza, difficoltà di concentrazione, alterazioni del sonno o dell'appetito, sentimenti di colpa o di scarsa autostima e, nei casi più gravi, pensieri di morte o suicidio. La diagnosi dipende dalla combinazione dei sintomi, dalla loro durata e dal loro impatto sul funzionamento della persona.
Ma che cosa può dirci la psicoanalisi della depressione?
Freud, il lutto e la malinconia
Nel 1917 Sigmund Freud pubblica Lutto e melanconia, uno dei testi fondamentali della teoria psicoanalitica sulla perdita.
Freud mette a confronto due condizioni che presentano alcuni aspetti simili, ma che non devono essere confuse.
Nel lutto, la persona si confronta con la perdita di un oggetto amato: può trattarsi della morte di una persona cara, ma più in generale di qualcosa a cui era legato un investimento affettivo.
Il mondo può diventare temporaneamente povero di interesse. Le attività quotidiane possono perdere significato e l'attenzione può essere concentrata quasi interamente sull'oggetto perduto.
Freud considera questo processo doloroso, ma non lo identifica per questo con una condizione patologica.
Nella malinconia, invece, compare qualcosa di ulteriore: una profonda modificazione del rapporto del soggetto con la propria immagine e con il proprio valore. Freud osserva la presenza di autorimproveri, svalutazione e abbassamento dell'autostima.
È proprio qui che il pensiero freudiano introduce una questione particolarmente interessante.
Che cosa succede quando la perdita di un oggetto amato diventa, in qualche modo, una perdita che riguarda l'Io stesso?
Freud formula questa trasformazione attraverso il concetto di identificazione con l'oggetto perduto. Nella malinconia, scrive, “l'ombra dell'oggetto cadde così sull'Io”: il rapporto con l'oggetto perduto viene in qualche modo interiorizzato e il conflitto con l'oggetto può trasformarsi in un conflitto dell'Io con sé stesso.
È una delle intuizioni più profonde del saggio.
Quando la depressione sembra non avere una causa
Ma cosa accade quando una persona vive una profonda sofferenza senza riuscire a individuare una perdita?
È proprio qui che è importante evitare spiegazioni troppo semplici.
Dire che la depressione “non ha una causa” perché non esiste un evento esterno immediatamente riconoscibile sarebbe riduttivo.
La ricerca contemporanea considera la depressione il risultato di una complessa interazione di fattori biologici, psicologici e sociali. Esperienze avverse, lutti, problemi lavorativi, isolamento e altre condizioni di vita possono aumentare il rischio, ma nessun singolo fattore permette di spiegare da solo perché una persona sviluppi un disturbo depressivo.
Questo significa anche che una persona può stare male senza riuscire a dire:
“È successo questo, e da quel momento sono diventato depresso.”
La sofferenza può essere reale anche quando la sua origine non è immediatamente evidente.
Ed è proprio in questo punto che può aprirsi una domanda clinica.
“Non è successo niente, eppure sto male”
Questa frase può essere molto importante:
“Non capisco perché sto così.”
A volte la persona cerca una spiegazione immediata.
Vorrebbe individuare l'evento che ha provocato la sofferenza, trovare la causa e, una volta trovata, eliminarla.
Ma la vita psichica non sempre funziona in questo modo.
Ciò che una persona vive nel presente può essere legato alla sua storia, alle sue relazioni, alle perdite che ha attraversato, alle aspettative che ha interiorizzato, ai conflitti che non riesce ancora a riconoscere e al modo singolare in cui ha costruito il proprio rapporto con sé stessa e con gli altri.
Questo non significa che ogni depressione debba essere interpretata esclusivamente attraverso l'inconscio, né che esista sempre una causa nascosta da scoprire.
Significa piuttosto che la sofferenza di una persona merita di essere ascoltata nella sua singolarità.
La depressione come esperienza che riguarda il soggetto
Da una prospettiva psicoanalitica, il sintomo non è soltanto qualcosa che deve essere eliminato.
Può essere anche qualcosa da interrogare.
Questo non significa romanticizzare la depressione o considerare la sofferenza necessaria per conoscersi.
Significa prendere sul serio ciò che la persona sta vivendo.
Una persona può arrivare in psicoterapia dicendo:
“Voglio soltanto tornare quello di prima.”
È una richiesta comprensibile.
Ma nel corso del lavoro terapeutico può emergere una domanda diversa:
“Che cosa è successo a me?”
E, ancora più profondamente:
“Che cosa dice di me ciò che sto attraversando?”
La psicoanalisi può offrire uno spazio nel quale queste domande possano essere formulate e approfondite senza doverle ricondurre immediatamente a una spiegazione universale.
Quando chiedere aiuto
Sentirsi tristi per un periodo della propria vita non significa necessariamente essere depressi.
La depressione è una condizione clinica che può avere un impatto significativo sulla vita quotidiana, sulle relazioni, sul lavoro e sulla capacità di provare interesse e piacere. Quando la sofferenza persiste, diventa intensa o compromette il funzionamento quotidiano, è importante non rimanere soli e rivolgersi a un professionista. Esistono trattamenti psicologici efficaci per la depressione e, in alcune situazioni, può essere indicato anche un trattamento farmacologico.
Un percorso psicoterapeutico può diventare uno spazio nel quale non soltanto cercare di stare meglio, ma anche comprendere qualcosa della propria esperienza.
In una prospettiva psicoanalitica, questo significa anche interrogare ciò che la sofferenza porta con sé: la perdita, il desiderio, il rapporto con l'altro, l'immagine che il soggetto ha di sé e ciò che, nella propria storia, continua a chiedere di essere ascoltato.
La depressione non è quindi semplicemente “tristezza senza motivo”.
E quando il motivo non è immediatamente riconoscibile, questo non significa che la sofferenza sia meno reale.
Può significare che il senso di ciò che sta accadendo non è ancora diventato una parola.
Ed è anche a partire da questo punto che può cominciare un percorso di psicoterapia.








