
Benvenuti, sono il Dott. Valentino Moretto, psicologo e psicoterapeuta, mi occupo del trattamento del disagio e della sofferenza psichica, attraverso la parola e la sua cura.
Quando una persona decide di intraprendere un percorso di psicoterapia, una delle prime domande che spesso emerge è: quale tipo di terapia è più adatta a me? Questa domanda accompagna molte ricerche online su psicoterapia, tipi di psicoterapia e differenze tra approcci terapeutici.
Nel panorama clinico contemporaneo esistono molti orientamenti psicoterapeutici. Nel tempo ne sono nati numerosi, spesso come sviluppi o declinazioni di modelli teorici più ampi. Tuttavia, è possibile individuare alcuni approcci principali, che costituiscono ancora oggi i riferimenti fondamentali della pratica clinica.
Questo contributo non ha l’obiettivo di stabilire gerarchie o indicare un approccio come “migliore” di un altro, ma di offrire una chiave di lettura orientativa sui principali approcci psicoterapeutici, utile per comprendere le differenze e scegliere con maggiore consapevolezza il proprio percorso di cura.
Psicoterapia cognitivo-comportamentale: caratteristiche e indicazioni
La psicoterapia cognitivo-comportamentale (CBT) è uno degli orientamenti più diffusi e conosciuti. Parte dall’idea che pensieri, emozioni e comportamenti siano strettamente interconnessi.
Secondo questo modello, la sofferenza psicologica deriva spesso da schemi di pensiero disfunzionali e da comportamenti appresi che mantengono il problema nel tempo. Il lavoro terapeutico si concentra quindi sull’individuazione e sulla modifica di questi schemi, attraverso tecniche strutturate e obiettivi concordati.
L’approccio cognitivo-comportamentale è particolarmente indicato per chi cerca un percorso chiaro, con strumenti concreti e focalizzato sul presente e sui sintomi.
Psicoterapia psicoanalitica: ascolto del sintomo e del desiderio
La psicoterapia psicoanalitica si fonda sugli insegnamenti di Freud e sui successivi sviluppi del pensiero psicoanalitico, tra cui quello di Jacques Lacan.
A differenza di altri modelli, la psicoanalisi non si concentra principalmente sulla correzione del sintomo, ma sull’ascolto della storia soggettiva, del linguaggio, dei conflitti inconsci e del desiderio.
In questa prospettiva, il sintomo non è solo qualcosa da eliminare, ma una formazione di senso: parla di qualcosa che riguarda il soggetto, il suo modo unico di stare al mondo e di entrare in relazione con l’altro.
Il percorso psicoanalitico non segue protocolli rigidi, ma si costruisce nel tempo a partire da ciò che il soggetto porta, dalla sua domanda e dalla sua singolarità.
Psicoterapia sistemico-familiare: il sintomo nelle relazioni
La psicoterapia sistemico-familiare considera la sofferenza psicologica non come un fenomeno esclusivamente individuale, ma come l’espressione di dinamiche relazionali più ampie.
Il focus del lavoro è il sistema di appartenenza (famiglia, coppia, contesto relazionale), all’interno del quale il sintomo assume una funzione comunicativa.
Questo approccio è spesso indicato nei casi in cui il disagio è strettamente legato a conflitti familiari, difficoltà di coppia o problematiche evolutive.
Altri approcci alla psicoterapia: integrazioni e declinazioni
Accanto a questi modelli principali, esistono numerosi altri orientamenti: umanistico-esistenziale, gestaltico, psicodinamico breve, EMDR, terapie integrate.
Molti di questi approcci rappresentano articolazioni o integrazioni dei grandi filoni teorici sopra descritti. La molteplicità dei modelli riflette la complessità dell’esperienza umana e il tentativo di rispondere a bisogni clinici differenti.
Psicoanalisi e confronto tra le terapie: una prospettiva clinica
Alcuni psicoanalisti sottolineano che la psicoanalisi non è semplicemente una tecnica o una scuola tra le altre.
Egidio Tommaso Errico evidenzia come la psicoanalisi non si presenti come una disciplina precostituita con regole fisse da applicare, ma come una pratica che prende forma dalla domanda soggettiva di chi chiede aiuto. Il lavoro clinico non mira primariamente alla normalizzazione o alla restituzione di un funzionamento ideale, ma all’elaborazione della mancanza strutturale che attraversa ogni soggetto.
In questa prospettiva, mentre molte psicoterapie si orientano verso la gestione del sintomo o la correzione di un funzionamento ritenuto disfunzionale, la psicoanalisi si interroga sul significato del sintomo e sulla posizione del soggetto rispetto al proprio desiderio.
Anche nel pensiero di Massimo Recalcati, fortemente radicato nella tradizione lacaniana, emerge l’idea che la clinica non possa ridursi a una promessa di guarigione intesa come ritorno a una pienezza perduta. La psicoanalisi non nega la sofferenza, ma la assume come via di accesso alla verità soggettiva, mettendo al centro la parola, il linguaggio e la responsabilità del desiderio.
Questo non implica una contrapposizione agli altri approcci, ma indica una differente scelta etica e clinica: non eliminare ciò che fa soffrire a ogni costo, ma creare uno spazio in cui ciò che emerge possa essere ascoltato, compreso e trasformato.
Come scegliere la psicoterapia più adatta: alcune riflessioni conclusive
Scegliere un percorso psicoterapeutico significa, prima di tutto, interrogarsi su che tipo di domanda si porta e su quale modalità di lavoro possa risuonare di più con la propria esperienza.
Non esiste un approccio valido per tutti, ma esistono percorsi diversi per soggetti diversi. Informarsi, orientarsi e prendersi il tempo di comprendere le differenze tra i principali modelli psicoterapeutici è già, di per sé, un primo passo nel lavoro su di sé.
In questo senso, il confronto tra gli approcci non serve a stabilire classifiche, ma a chiarire che ogni orientamento risponde a una precisa concezione della sofferenza psichica, del soggetto e della cura.







