5 gennaio 2026
Anorgasmia femminile e difficoltà a lasciarsi andare: un'analisi psicoanalitica

Benvenuti, sono il Dott. Valentino Moretto, psicologo e psicoterapeuta, mi occupo del trattamento del disagio e della sofferenza psichica, attraverso la parola e la sua cura.

Anorgasmia femminile e difficoltà a lasciarsi andare: una lettura psicologica

Può capitare di sentirsi coinvolte, presenti, desideranti, eppure di percepire che qualcosa, nel momento del piacere, si fermi.
Come se il corpo non riuscisse ad andare oltre un certo punto.
Come se, proprio quando sarebbe possibile lasciarsi andare, subentrasse una forma di trattenimento.

L’anorgasmia femminile viene spesso raccontata come un “problema sessuale”, ma per molte donne l’esperienza è diversa: non si tratta di assenza di desiderio, né di mancanza di eccitazione, bensì di una difficoltà a perdere il controllo.


Quando il corpo non riesce a lasciarsi andare

Molte persone descrivono questa esperienza con parole simili:

  • “Sento che controllo tutto”

  • “Resto lucida, presente, ma non mollo”

  • “È come se il mio corpo si fermasse”

  • “Mi sembra di dover tenere tutto sotto controllo”

In questi casi, il corpo non è spento.
È
vigile.

Dal punto di vista psicologico, il lasciarsi andare non è mai solo un fatto corporeo.
Implica fiducia, abbandono, esposizione.
E non sempre queste condizioni sono scontate.


Il controllo come protezione

Il controllo, spesso vissuto come un limite, è in realtà una difesa.
Serve a proteggere l’equilibrio psichico quando qualcosa viene percepito come troppo intenso, imprevedibile o destabilizzante.

Sigmund Freud parlava di inibizione per descrivere quelle situazioni in cui una funzione si arresta non per un difetto, ma per evitare un conflitto più profondo.
In questa prospettiva, l’anorgasmia non è un malfunzionamento del corpo, ma una risposta.

Il corpo si trattiene perché, in qualche modo, è stato necessario trattenersi.


Orgasmo e perdita di controllo

Dal punto di vista psicoanalitico, l’orgasmo non è solo piacere.
È anche un momento di perdita di padronanza.

Jacques Lacan ha distinto il piacere regolato dall’Io da ciò che ha chiamato godimento: un’esperienza che eccede il controllo, che non si lascia prevedere, che non obbedisce alla volontà.

Per alcune persone, questa eccedenza può essere vissuta come minacciosa.
Lasciarsi andare significa, anche solo per un istante, non governare più tutto.

In questi casi, il controllo diventa una barriera necessaria.
E l’anorgasmia può rappresentare il prezzo pagato per mantenere una certa stabilità soggettiva.


La storia del corpo e dei confini

La relazione con il piacere non nasce nel vuoto.
È spesso legata alla storia personale, ai confini sperimentati, al modo in cui il corpo è stato riconosciuto e rispettato.

Esperienze di:

  • giudizio,

  • invasività,

  • richieste eccessive,

  • mancanza di ascolto,

possono rendere difficile vivere il corpo come uno spazio sicuro.
In questi casi, il controllo diventa una modalità per proteggersi.

Donald Winnicott sottolineava quanto sia importante sentirsi al sicuro nel proprio corpo per potersi abbandonare all’esperienza.
Quando questa sicurezza manca, il corpo resta in uno stato di allerta.


Anorgasmia e cultura della prestazione

Viviamo in un contesto culturale che valorizza il controllo, l’efficienza, la performance.
Anche la sessualità rischia di essere vissuta come qualcosa che dovrebbe “funzionare”.

Massimo Recalcati ha messo in luce come il desiderio non possa essere comandato.
Il piacere non si produce per volontà, né risponde a standard.

Quando il corpo non segue le aspettative, può emergere frustrazione, senso di colpa, vissuto di inadeguatezza.
Ma il desiderio non obbedisce.
E il tentativo di controllarlo può trasformarsi in un ostacolo.


Quando il corpo dice “no”

Dal punto di vista psicologico, il sintomo non va forzato.
Va ascoltato.

L’anorgasmia può essere letta come un messaggio:
qualcosa, in questo momento della vita, non può ancora essere lasciato andare.

Non è un “per sempre”.
È un “per ora”.


Quando può essere utile un percorso psicologico

Se questa difficoltà è fonte di sofferenza, se genera disagio nella relazione o con se stesse, parlarne con uno psicoanalista può aiutare a comprendere cosa sta accadendo.

Un percorso psicoanalitico non insegna tecniche per raggiungere l’orgasmo.
Non chiede di sforzarsi di perdere il controllo.

Offre piuttosto uno spazio in cui interrogare il rapporto con il corpo, con il desiderio e con il piacere, rispettando i tempi e la singolarità di ciascuno.

Quando il controllo smette di essere un obbligo, il corpo può trovare un altro ritmo.


L’immagine raffigura una donna seduta vicino a una finestra, immersa nella luce del mattino, con lo sguardo rivolto verso l’esterno. La sua postura raccolta e meditativa suggerisce introspezione e attenzione al proprio mondo interiore. L’atmosfera di quiete e di luce delicata richiama il tema dell’anorgasmia femminile come esperienza di controllo e vigilanza sul proprio corpo: il piacere può esserci, ma richiede tempo, sicurezza e fiducia per manifestarsi. L’opera trasmette il silenzioso lavoro interiore necessario per lasciarsi andare, in uno spazio che è insieme protetto e disponibile all’esperienza emotiva.
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