25 luglio 2026
La domanda che cambia la psicoterapia: dall'eliminare il sintomo al comprenderne il significato

Benvenuti, sono il Dott. Valentino Moretto, psicologo e psicoterapeuta, mi occupo del trattamento del disagio e della sofferenza psichica, attraverso la parola e la sua cura.

Chi decide di iniziare un percorso di psicoterapia porta con sé una richiesta comprensibile.

C'è chi desidera liberarsi dall'ansia, chi vorrebbe non provare più attacchi di panico, chi si sente bloccato dalla tristezza o da una sofferenza che sembra non lasciare tregua. Altri raccontano di relazioni che finiscono sempre allo stesso modo, di un senso di vuoto persistente o della sensazione di non riuscire mai a sentirsi davvero all'altezza.

La domanda che accompagna queste esperienze è, quasi sempre, la stessa:

"Come faccio a non stare più così?"

È una domanda legittima.

Quando si soffre, il desiderio di stare meglio è naturale. Nessuno sceglie volontariamente di convivere con l'ansia, con il dolore o con un sintomo che limita la propria vita.

Eppure, nella prospettiva psicoanalitica, accade spesso qualcosa di importante.

Non viene messa in discussione la sofferenza della persona, né il suo desiderio di stare meglio.

Ciò che può cambiare è la domanda.

Quando cambia la domanda

Nel corso di un percorso psicoterapeutico può avvenire uno spostamento tanto semplice quanto profondo.

La domanda iniziale:

"Come faccio a eliminare questo sintomo?"

può lentamente trasformarsi in un'altra:

"Che cosa mi sta dicendo questa sofferenza di me?"

Non significa rinunciare al desiderio di stare meglio.

Non significa neppure pensare che ansia, attacchi di panico, tristezza o altre forme di sofferenza debbano essere conservate.

Significa riconoscere che il sintomo potrebbe non essere soltanto qualcosa da combattere, ma anche qualcosa da ascoltare.

Per la psicoanalisi, infatti, il sintomo non è un semplice errore del funzionamento della mente.

Può rappresentare una modalità attraverso cui il soggetto esprime un conflitto, una domanda o una verità della propria storia che ancora non ha trovato un modo diverso di essere detta.

Una prospettiva diversa sulla sofferenza

Spesso si pensa che il compito della psicoterapia sia quello di eliminare il sintomo il più rapidamente possibile.

Esistono approcci terapeutici che lavorano principalmente su questo obiettivo, attraverso tecniche specifiche orientate alla riduzione della sintomatologia.

La psicoanalisi, pur riconoscendo l'importanza di alleviare la sofferenza, introduce una prospettiva differente.

Si domanda perché quel sintomo sia comparso proprio in quel momento della vita, perché assuma quella particolare forma e quale funzione abbia nella storia di quella persona.

Due individui possono sperimentare la stessa ansia.

Entrambi possono soffrire di attacchi di panico o vivere una profonda tristezza.

Eppure, il significato che quei sintomi assumono nella loro storia può essere completamente diverso.

È per questo che la psicoanalisi evita spiegazioni uguali per tutti.

Ogni sintomo è legato alla singolarità del soggetto.

Seguire il verso dell'inconscio

Antonio Di Ciaccia scrive:


"La psicoanalisi resta valida nel suo lanciare sprazzi di luce su ciò che ci abita e che non conosciamo, e che Freud chiama inconscio, e resta efficace come esperienza clinica a condizione che la si usi secondo il verso che l'inconscio esige, e non di traverso."


(A. Di Ciaccia, in
Quando la psicoanalisi scende dal lettino*, a cura di M. Termini, Borla, p. 5).*


Queste parole possono sembrare complesse.

In realtà, rimandano a un'idea molto semplice.

Spesso si desidera che il sintomo scompaia il prima possibile.

È comprensibile.

Ma la psicoanalisi invita a non passare "di traverso" rispetto alla sofferenza, cercando di zittirla immediatamente.

Invita, piuttosto, a domandarsi se quella sofferenza abbia qualcosa da raccontare.

Non perché il dolore sia un valore in sé.

Ma perché, a volte, è proprio attraverso il sintomo che il soggetto esprime qualcosa della propria storia che non è ancora riuscito a mettere in parole.

Seguire "il verso dell'inconscio", in questa prospettiva, significa concedersi il tempo di ascoltare ciò che emerge, senza ridurre la sofferenza a un semplice inconveniente da eliminare.

Dal sintomo alla storia

Immaginiamo una persona che vive un'intensa ansia ogni volta che deve prendere una decisione importante.

Un'altra che sperimenta attacchi di panico soltanto quando si trova lontano da casa.

Un'altra ancora che, nonostante relazioni diverse, si ritrova sempre nello stesso tipo di dinamica affettiva.

Limitarsi a chiedersi come eliminare il sintomo può certamente essere un primo passo.

Ma, in alcuni casi, può non essere sufficiente.

La domanda può diventare un'altra.

Perché proprio questo sintomo?

Perché compare in queste circostanze?

Che cosa racconta della mia storia, delle mie relazioni, del mio modo di stare nel mondo?

Non esistono risposte preconfezionate.

Ed è proprio questa assenza di formule universali che rende ogni percorso psicoterapeutico unico.

Il sintomo come possibilità di conoscersi

La psicoanalisi non propone di idealizzare la sofferenza.

L'ansia, la depressione, gli attacchi di panico, il senso di vuoto o le difficoltà nelle relazioni possono essere esperienze profondamente dolorose e meritano di essere accolte con la massima attenzione clinica.

Ciò che cambia è il modo di guardarle.

Invece di considerarle esclusivamente come qualcosa da cancellare, la psicoanalisi invita a chiedersi se possano diventare anche una via per comprendere meglio il proprio modo di desiderare, di amare, di scegliere e di vivere i rapporti con gli altri.

In questa prospettiva, il sintomo perde progressivamente il ruolo di semplice nemico e diventa una domanda aperta.

Una domanda che riguarda il soggetto e la sua storia.

Quando può iniziare un cambiamento

Ogni persona arriva in psicoterapia con tempi, bisogni e aspettative differenti.

Non esiste una domanda giusta da cui partire.

Anzi, spesso è proprio il desiderio di eliminare rapidamente la sofferenza a rendere possibile il primo incontro con uno psicologo.

Ma, nel corso del lavoro terapeutico, può accadere qualcosa di inatteso.

La ricerca della risposta lascia spazio alla curiosità verso la propria storia.

La lotta contro il sintomo si trasforma lentamente nel desiderio di comprenderlo.

E, a volte, è proprio in questo passaggio che comincia un cambiamento profondo.

Perché la psicoterapia non inizia necessariamente quando troviamo una risposta.

Talvolta inizia quando accettiamo di trasformare la domanda.


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