
Benvenuti, sono il Dott. Valentino Moretto, psicologo e psicoterapeuta, mi occupo del trattamento del disagio e della sofferenza psichica, attraverso la parola e la sua cura.
Ci piace pensare che i nostri desideri appartengano soltanto a noi.
Quando scegliamo un lavoro, ci innamoriamo di una persona, immaginiamo il nostro futuro o prendiamo una decisione importante, siamo portati a credere che tutto nasca da una scelta pienamente personale.
Ma è davvero così?
La psicoanalisi, a partire da Freud e poi con gli sviluppi di Jacques Lacan, invita a interrogare questa convinzione.
Forse la domanda non è soltanto "Che cosa desidero?", ma anche:
"Da dove nasce ciò che desidero?"
È una domanda meno immediata, ma profondamente umana.
Prima della nostra parola, ci sono le parole degli altri
Nessuno viene al mondo in un vuoto.
Prima ancora di poter parlare, il bambino è già immerso nel linguaggio.
Qualcuno gli dà un nome.
Qualcuno lo attende.
Qualcuno parla di lui, gli rivolge delle parole, gli attribuisce aspettative, speranze, timori.
In altre parole, il bambino entra in un mondo in cui il linguaggio esiste già.
È proprio su questo punto che Lacan insiste nel Seminario V.
Il soggetto non costruisce la propria vita psichica indipendentemente dagli altri. Al contrario, la sua esperienza prende forma all'interno della parola dell'Altro, cioè di quel luogo simbolico costituito dalle parole, dai significati e dai desideri che lo precedono.
Per questo Lacan afferma che, all'origine, i pensieri del bambino appartengono alla parola dell'Altro.
È un'affermazione che può sembrare sorprendente, ma descrive qualcosa di molto concreto.
Nei primi anni di vita il bambino non distingue ancora con chiarezza ciò che appartiene a lui da ciò che appartiene a chi si prende cura di lui.
Anche il desiderio inizia a costruirsi in questo intreccio.
Il desiderio non coincide con il bisogno
Quando un neonato piange, ha certamente dei bisogni: fame, sonno, protezione.
Ma, poiché è un essere parlante in formazione, questi bisogni passano inevitabilmente attraverso qualcuno che li interpreta.
La madre, il padre o chi si prende cura di lui non rispondono soltanto al bisogno.
Gli parlano.
Lo nominano.
Gli attribuiscono un significato.
Il bisogno entra così nel linguaggio.
Ed è proprio qui che nasce qualcosa di nuovo.
La psicoanalisi distingue il bisogno dal desiderio.
Il bisogno può essere soddisfatto.
Il desiderio, invece, non coincide mai completamente con ciò che si ottiene.
Per questo continua a interrogare il soggetto lungo tutta la vita.
Quanto dei nostri desideri appartiene davvero a noi?
Nel lavoro clinico, non è raro incontrare persone che, a un certo punto della loro vita, si pongono domande come queste:
"Ho scelto davvero questo lavoro?"
"Questa è la vita che desidero oppure quella che qualcuno si aspettava da me?"
"Che cosa voglio davvero?"
Non si tratta di domande banali.
Molte volte una persona si accorge di avere inseguito, per anni, ideali, aspettative o progetti che sembravano propri, ma che erano profondamente intrecciati al desiderio degli altri.
Questo non significa che il soggetto sia prigioniero della propria storia.
Significa piuttosto che il desiderio non nasce mai in isolamento.
Nasce sempre all'interno di una relazione con l'Altro.
Il lavoro della psicoterapia
Un percorso di psicoterapia non ha lo scopo di dire a una persona che cosa dovrebbe desiderare.
Né quello di sostituire un desiderio con un altro.
Piuttosto, offre uno spazio in cui il soggetto può iniziare a interrogare il modo in cui i propri desideri si sono costruiti.
Quali parole hanno accompagnato la sua storia?
Quali aspettative hanno lasciato un segno?
Quali scelte sono state davvero proprie e quali, invece, sono nate dal tentativo di rispondere al desiderio dell'Altro?
Nel lavoro di uno psicologo e psicoterapeuta a Salerno, queste domande emergono spesso in modi molto diversi: attraverso l'ansia, l'insoddisfazione, le difficoltà nelle relazioni, la sensazione di vivere una vita che non sembra appartenere fino in fondo a chi la sta vivendo.
Non esistono risposte valide per tutti.
Ogni storia è diversa.
Ed è proprio questa singolarità che la psicoanalisi cerca di rispettare.
Una domanda che può aprire qualcosa di nuovo
Forse il desiderio non nasce semplicemente dentro di noi.
Forse prende forma, fin dall'inizio della vita, nell'incontro con le parole e con il desiderio di chi ci ha accolti nel mondo.
Questo non significa che il nostro desiderio sia destinato a rimanere quello degli altri.
Significa, piuttosto, che diventa possibile appropriarsene solo interrogandone la storia.
La domanda allora non è soltanto:
"Che cosa desidero?"
Ma anche:
"Quale desiderio, tra quelli che abitano la mia storia, sento davvero come mio?"








