
Benvenuti, sono il Dott. Valentino Moretto, psicologo e psicoterapeuta, mi occupo del trattamento del disagio e della sofferenza psichica, attraverso la parola e la sua cura.
Il grido del bambino e il fantasma della madre: una lettura psicoanalitica
Introduzione
Il grido di un bambino è, in apparenza, qualcosa di semplice.
Un segnale.
Un bisogno.
Una richiesta.
Eppure, nella prospettiva psicoanalitica, non è mai solo questo.
Tra il grido del bambino e la risposta della madre, si apre uno spazio fondamentale:
quello dell’interpretazione.
E proprio in questo spazio entra in gioco qualcosa di decisivo:
il
fantasma materno.
Il grido: bisogno o domanda?
Per Sigmund Freud, il neonato si trova inizialmente in una condizione di dipendenza radicale.
Il suo grido è legato a uno stato di tensione: fame, disagio, bisogno.
Ma già Freud ci mostra come questo grido, per diventare qualcosa di umano, debba incontrare una risposta.
Non è il bisogno in sé a costituire il legame,
ma il fatto che qualcuno lo ascolti e lo interpreti.
È qui che il grido si trasforma:
da semplice scarica → a
domanda rivolta all’Altro.
La madre come interprete
Il bambino, da solo, non sa cosa chiede.
È la madre (o chi si prende cura di lui) a dare un senso al grido:
- “ha fame”
- “ha sonno”
- “vuole essere preso in braccio”
Questa interpretazione non è mai neutra.
Non è una lettura oggettiva del bisogno.
È sempre, inevitabilmente, filtrata da qualcosa.
Il fantasma materno
Nella prospettiva di Jacques Lacan, questo “qualcosa” è il fantasma.
Il fantasma non è una fantasia cosciente.
È una struttura inconscia attraverso cui ciascuno legge il mondo, l’altro, e il desiderio.
Quando la madre interpreta il grido del bambino, non lo fa mai “in modo puro”.
Lo fa attraverso il proprio modo di desiderare, di amare, di mancare.
👉 In altre parole:
è il suo fantasma che orienta la risposta.
Un esempio clinico semplice
Immaginiamo due madri davanti allo stesso grido.
- Una può interpretarlo come un bisogno urgente da soddisfare subito.
- Un’altra può viverlo come qualcosa di eccessivo, invasivo, da contenere o limitare.
Il grido è lo stesso.
Ma ciò che cambia è il modo in cui viene letto.
E questa lettura ha effetti.
Perché il bambino non riceve solo una risposta al bisogno.
Riceve anche un modo di essere letto, interpretato, desiderato.
Winnicott e la funzione materna
Donald Winnicott ha introdotto il concetto di madre sufficientemente buona.
Non una madre perfetta,
ma una madre capace di adattarsi, almeno in parte, ai bisogni del bambino.
Questo implica qualcosa di molto importante:
la madre non risponde solo al bisogno,
ma costruisce un ambiente in cui il bambino può iniziare a esistere come soggetto.
E tuttavia, anche in Winnicott, la madre non è mai “trasparente”:
porta con sé il proprio mondo interno.
Melanie Klein e il mondo interno
Anche Melanie Klein ha mostrato come le relazioni precoci siano attraversate da fantasie inconsce.
Nel suo pensiero, il bambino vive fin da subito in un mondo popolato da oggetti interni, buoni o cattivi.
Ma possiamo anche dire che:
👉 la madre, a sua volta, incontra il bambino attraverso il proprio mondo interno.
E questo incontro non è mai neutro.
Il desiderio dell’Altro
Lacan radicalizza questo punto.
Il bambino non incontra solo una risposta ai propri bisogni.
Incontra il
desiderio dell’Altro.
E questo desiderio è sempre enigmatico.
👉 “Che cosa vuole da me?”
👉 “Cosa rappresento per lei?”
Sono domande che non vengono formulate a parole,
ma che strutturano profondamente il soggetto.
Effetti sul soggetto
Il modo in cui il grido viene interpretato lascia delle tracce.
Non in modo deterministico,
ma come orientamento.
Il bambino cresce dentro uno sguardo, dentro una lettura.
E, in un certo senso, impara a riconoscersi attraverso l’interpretazione dell’Altro.
Psicoterapia e ascolto: uno spazio per rileggere la propria storia
Queste dinamiche non appartengono solo all’infanzia.
Continuano a operare nella vita adulta:
- nel modo in cui ci sentiamo ascoltati
- nel modo in cui interpretiamo gli altri
- nelle relazioni affettive
In un percorso di psicoterapia, è possibile iniziare a interrogare queste tracce.
Nella pratica clinica di uno psicologo e psicoterapeuta a Salerno, emerge spesso come le difficoltà relazionali siano legate anche a queste modalità precoci di interpretazione e risposta.
Rileggere la propria storia non significa cercare colpe,
ma comprendere qualcosa del proprio modo di stare nel legame.
Conclusione
Il grido del bambino non è mai solo un grido.
È qualcosa che prende forma nella risposta dell’Altro.
E questa risposta non è mai neutra.
È attraversata da un desiderio,
da una storia,
da un fantasma.
Forse è proprio in questo intreccio che inizia a costituirsi il soggetto.







